
Il marketing gaming per la Gen Z funziona quando partecipi invece di interrompere: dati verificati, autenticità e attivazioni che costruiscono relazione col brand.
Il marketing gaming per la Gen Z funziona perché, per questa generazione, il videogioco non è un canale pubblicitario: è un luogo sociale. I brand che vincono non interrompono la partita, ci partecipano. E il luogo è enorme: nel 2025 il gaming è il più grande mercato dell'intrattenimento al mondo, con 188,8 miliardi di dollari di ricavi e 3,6 miliardi di giocatori (Newzoo, Global Games Market Report 2025). Vediamo perché funziona — con dati verificati — e come costruire una presenza autentica.
In sintesi
- Il 90% della Gen Z si identifica come gamer, contro l'84% dei Millennial (Deloitte 2025, campione USA).
- Il gaming è il primo mercato dell'intrattenimento: 188,8 miliardi di dollari e 3,6 miliardi di giocatori nel 2025 (Newzoo).
- In Italia la Gen Z è solo il 19% del pubblico esports: una finestra da first mover.
- Vince chi partecipa e rispetta il gioco, non chi interrompe.

Perché per la Gen Z il gaming è un luogo, non un hobby
Per la Gen Z il videogioco è il posto dove ci si ritrova, non un semplice passatempo. Secondo il report Digital Media Trends 2025 di Deloitte (campione USA), il 90% della Gen Z si identifica come gamer contro l'84% dei Millennial, con circa 8 ore di gioco a settimana, e il 56% ritiene i contenuti social più importanti di TV e film.
Cosa cambia per un brand? Cambia tutto. In un luogo sociale non "compri spazio": chiedi il permesso di esserci. La logica dell'interruzione, tipica della TV, qui si ribalta. Chi entra come ospite rispettoso viene accolto; chi entra come cartellone pubblicitario viene ignorato o, peggio, respinto. La domanda giusta non è "dove metto il mio banner", ma "che valore porto alla serata": un cambio di prospettiva che sposta il budget dalle impression alle esperienze.
Vuoi vedere come si traduce in formati concreti? Guarda il nostro archivio tornei ed eventi.
I numeri del gaming che i brand non possono ignorare
Il gaming non è solo intrattenimento: è pubblicità in espansione. Il mercato dell'in-game advertising vale circa 10,8 miliardi di dollari nel 2025 ed è proiettato verso 17,7 miliardi entro il 2030 (CAGR ~10,3%), secondo Research and Markets. E i brand ci stanno già entrando: solo nel primo semestre 2024 si contano 347 nuove attivazioni di brand nei mondi di gioco, il 45% su Roblox, secondo i dati di GEEIQ.

Ecco perché il gaming merita una riga nel piano marketing:
- Scala globale: 3,6 miliardi di giocatori, un pubblico più ampio di qualsiasi singolo social network.
- Crescita costante: mercato in aumento anno su anno, non una moda passeggera.
- Investimenti reali: centinaia di attivazioni nuove ogni semestre, dai brand food alla moda al tech.
L'Italia è la finestra del first mover
L'Italia è un mercato ancora giovane per l'esports, e per un brand questo è un vantaggio. Gli esports contano 7,3 milioni di appassionati, di cui 3,3 milioni di spettatori settimanali, ma la Gen Z (16-24 anni) pesa solo il 19% del pubblico contro il 47% dei Millennial, secondo il report IIDEA/Deloitte 2024. L'intero mercato dei videogiochi in Italia ha generato consumi per 2,367 miliardi di euro nel 2024 (+3%, IIDEA).
Cosa significa questo numero? Significa che i brand italiani non arrivano tardi. Il pubblico Gen Z esports è ancora tutto da costruire, e chi parla per primo la lingua giusta conquista una relazione prima che il mercato si affolli: le community locali oggi sono piccole ma iper-fedeli, e chi c'è adesso viene ricordato.
Autenticità: la Gen Z premia chi partecipa
L'autenticità è la valuta del marketing gaming Gen Z: senza, nessun budget la compra. Secondo YouGov (2025), tra ciò che la Gen Z chiede ai brand ci sono agire in modo genuino (53%) e mostrare autenticità (49%): valori, non slogan.
Il paradosso è chiaro. La stessa Gen Z che accoglie i brand nel gaming li respinge quando diventano invasivi. Un brand che sponsorizza un torneo aggiungendo montepremi partecipa; lo stesso brand che blocca la partita con un pop-up interrompe. Stesso investimento, esito opposto. La linea di confine non è "quanto sei presente", ma "quanto rispetti il gioco".
Presenza, non interruzione: il framework per entrare nel gaming
Il framework per il marketing gaming Gen Z si riassume in tre parole: presenza, non interruzione. Lo conferma la ricerca Next Gen Attention Study di Livewire (2024): la "Next Gen" apprezza i momenti branded nei giochi circa il 20% in più dei Millennial — ma solo quando il brand rispetta il contesto del gioco.
Come si applica in concreto? Con tre regole semplici:
- Aggiungi valore, non rumore: montepremi, contenuti utili alla community, esperienze giocabili — mai messaggi che spezzano il flow.
- Parla la lingua del luogo: usa creator e caster credibili, non slogan da spot televisivo.
- Costruisci momenti, non impression: un evento dal vivo o un torneo vale più di mille banner ignorati.
Questo è esattamente il cuore del nostro lavoro: un torneo esports di brand ben costruito è presenza pura, perché il brand rende possibile la serata invece di interromperla.
Dagli in-game ads agli eventi dal vivo: perché le attivazioni esperienziali vincono
Le attivazioni esperienziali battono la pubblicità passiva perché trasformano il brand da spettatore a padrone di casa. La Gen Z scopre e condivide soprattutto sulle piattaforme social, quindi un evento genera contenuti — clip, stream, post — che moltiplicano la portata ben oltre la sala.
Un in-game ad si subisce, un evento si vive: la differenza sta nella memoria. Chi ha giocato allo stand di un brand, vinto un match nel suo torneo o incontrato il proprio creator preferito ricorda l'esperienza, non l'impression. Ecco perché un evento gaming lavora su un livello che il banner non raggiunge:
- Interazione reale: la Gen Z gioca, non guarda soltanto.
- Contenuti nativi: clip, stream e post nascono dalla community stessa.
- Relazione, non transazione: il brand diventa parte della serata.
È lo stesso principio che rende gli eventi gaming un canale autentico per il brand.
Come iniziare: 5 passi per la tua strategia
Iniziare col marketing gaming Gen Z richiede metodo, non solo budget. Ecco i cinque passi per partire bene:
- Definisci l'obiettivo: awareness, community o vendita cambiano completamente il formato.
- Scegli il gioco e la community giusti: dove è già il tuo pubblico, non dove è di moda.
- Progetta presenza, non interruzione: pensa a cosa aggiungi alla serata dei giocatori.
- Coinvolgi creator e caster credibili: la voce del luogo vale più della tua.
- Misura oltre le impression: engagement, contenuti generati, sentiment della community.
Domande frequenti
Il marketing gaming funziona solo per brand di videogiochi?
No, funziona per qualsiasi brand che voglia parlare alla Gen Z in modo autentico. Food, moda, banche e tech attivano già nel gaming: conta il rispetto del contesto, non il settore.
Quanto è grande il pubblico gaming in Italia?
Più di quanto si pensi. Gli esports italiani contano 7,3 milioni di appassionati, di cui 3,3 milioni di spettatori settimanali, mentre l'intero mercato videogiochi vale 2,367 miliardi di euro (IIDEA, 2024). La Gen Z, al 19% del pubblico esports, è la fetta ancora da conquistare.
Meglio un in-game ad o un evento dal vivo?
Dipende dall'obiettivo: l'ad porta reach, l'evento porta memoria e contenuti generati dalla community. Per costruire una relazione con la Gen Z, l'esperienza dal vivo vince — perché la fa partecipare invece di interromperla.
Pronto a parlare alla Gen Z nel suo luogo?
La Gen Z non aspetta i brand che interrompono: accoglie quelli che partecipano. Con il 90% che si identifica come gamer e una finestra italiana ancora aperta, il momento per costruire una presenza autentica è adesso. Non serve il budget più grande, serve il formato giusto: un'esperienza in cui la tua community gioca davvero.
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